Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital

Breve storia

Oltre 60 anni fa padre Giuseppe Ambrosoli, giovane medico chirurgo e missionario comboniano, arrivava a Kalongo, in una zona rurale di frontiera nel Nord Uganda, per gestire un piccolo dispensario medico nel cuore della savana ugandese. Durante i 30 anni spesi in quella terra, Padre Giuseppe ha creato un vero e proprio ospedale moderno ed efficiente ed una scuola di ostetricia che garantisce forza lavoro qualificata all’ospedale, offrendo alle donne ugandesi un’opportunità di emancipazione e auto sostentamento. 

Oggi il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital ospita 271 posti letto, dà lavoro a 250 persone e ogni anno cura circa 50.000 pazienti, di cui il 70% sono donne e bambini. L’ospedale di Kalongo è l’unico presidio sanitario di riferimento per una popolazione di circa 500.000 persone, in una regione poverissima e uscita da pochi anni da una guerra civile ventennale.

La missione della Fondazione è perpetuare la memoria e l’opera medica e missionaria di padre Giuseppe Ambrosoli, dichiarato Venerabile della Chiesa Cattolica nel 2015 da Papa Francesco e di cui è prevista la beatificazione nel 2021, proseguendo nel solco da lui tracciato.

Crediamo che la salute sia un diritto universale e che l’accesso ai servizi sanitari non possa essere un privilegio, ma debba il più possibile essere garantito a tutte le fasce della popolazione, in particolare le più vulnerabili e povere. Obiettivi chiave della Fondazione sono:

-garantire al maggior numero di persone l’accesso a servizi sanitari di qualità, con particolare attenzione alle fasce più povere e vulnerabili della popolazione, come mamme e bambini;

-favorire percorsi di formazione e professionalizzazione in campo medico, sanitario e amministrativo contribuendo al perseguimento della futura autonomia sanitaria e manageriale dell’organizzazione.

La Fondazione si propone, quindi, di essere un punto di riferimento costante per l’ospedale, mettendo a disposizione non solo risorse economiche ma anche competenze manageriali, proponendo un modello di aiuto non assistenziale che punta invece sul capitale umano come fattore primario per garantire all’ospedale ugandese uno sviluppo sostenibile.