Informazioni sul progetto

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Tra tutti coloro che effettueranno una donazione, a fine crowdfunding verrà estratto il vincitore di una stampa originale a tiratura limitata dello street artist Harry Greb (la stampa è numerata, finita a mano ed è accompagnata dal certificato di autenticità. Dimensione 50×70 cm, carta ecologica 300g). 
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I popoli indigeni sono i migliori custodi del mondo naturale, non a caso l’80% della biodiversità mondiale si trova nei loro territori. Eppure, non solo subiscono i peggiori impatti di una crisi climatica di cui non sono responsabili e la distruzione continua da parte di attività estrattive e inquinanti, ma in molte aree del mondo vengono sfrattati illegalmente dalle loro terre, picchiati, torturati o addirittura uccisi proprio nel nome della “conservazione” della natura.

La conservazione-fortezza di cui sono vittima è un modello di conservazione di stampo coloniale fondato su pregiudizi razzisti; è sempre più militarizzato e porta con sé gravi abusi dei diritti umani nei confronti dei popoli indigeni e di altre comunità locali.

Si tratta di una visione ottusa e fallimentare della conservazione che si aliena proprio i suoi migliori alleati. Inoltre, dopo lo sfratto delle comunità che vi hanno vissuto da generazioni, spesso vengono aperte le porte a turismo di massa, caccia da trofeo, taglio del legno e persino industrie estrattive.

Le vere cause della distruzione ambientale sono le emissioni climalteranti, il sovra-consumo e lo sfruttamento delle risorse per profitto trainati dal Nord globale e dalle sue imprese. Ma molti governi e aziende occidentali, insieme all’industria della conservazione, rifiutano di andare alla vera radice del problema: pretendono ad esempio di poter migliorare la situazione attraverso la creazione di più Aree Protette e l’implementazione di “Soluzioni Basate sulla Natura” che in molti casi replicano semplicemente meccanismi e progetti fallimentari e pericolosi, come la compensazione di carbonio: false soluzioni che consentono alle compagnie più inquinanti del mondo di continuare a distruggere il pianeta. Anziché basarsi sui diritti, il loro modello di conservazione si fonda sempre più su un approccio neoliberale in cui sia la natura sia le persone sono definite come forma di “capitale” con un valore fissato dal mercato in un’economia industriale orientata alla crescita e che non affronta le cause alla base della perdita di biodiversità, anzi, spesso le incoraggia.

Ma soluzioni reali – anti-razziste, anti-coloniali, rispettose della diversità e radicate in una vera giustizia sociale e climatica – esistono già e funzionano!

Decenni di ricerche e di esperienze hanno dimostrato che il modo in assoluto più efficace e giusto di combattere la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici è riconoscere e rispettare i diritti territoriali dei popoli indigeni e mettere questi popoli al centro della conservazione e delle azioni per il clima.

Con la nostra campagna lavoriamo quindi per cambiare radicalmente l’opinione pubblica facendo informazione, lobbying e sensibilizzazione. Raccogliamo, traduciamo e diffondiamo le testimonianze dei popoli indigeni che in prima persona subiscono gli effetti della conservazione coloniale. Denunciamo le false soluzioni e lottiamo per una vera giustizia climatica e sociale promuovendo una visione decoloniale e radicale della conservazione che abbia al centro i popoli indigeni, i migliori custodi della natura: per i popoli indigeni stessi, per la natura, per tutta l’umanità.

Per proteggere la natura non possiamo fidarci di coloro che l’hanno distrutta! Dobbiamo ascoltare i popoli indigeni e decolonizzare la conservazione.

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