Informazioni sul progetto

Ho 18 anni, ma non una Famiglia

In Viale Valturio 36 e Via Borgatti 19 a Rimini ci sono due appartamenti dove 8 ragazze/i neo maggiorenni cresciuti fuori famiglia, hanno la possibilità di vivere per un periodo significativo, sperimentando l’indipendenza abitativa e la condivisione di un progetto di vita con un educatore che affianca e supporta i ragazzi nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Le case ospitano ragazzi che hanno appena compiuto la maggiore età provenienti da situazioni di accoglienza, lontano dalle loro famiglie di origine per i quali l’esperienza della assunzione di responsabilità individuale si pone come strumento centrale per la maturazione; in ogni caso gli ospiti devono essere in possesso di un buon livello iniziale di autonomia personale.

Per chiunque il passaggio alla maggior età rappresenta un momento significativo della vita, non sempre facile, dato che si associa questo momento ad una maturità e una crescita che non necessariamente sono raggiunti. Per chi poi ha un trascorso di vita fuori dal contesto famigliare, questo “traguardo” rappresenta un passaggio delicato portatore di ansie e preoccupazioni sul futuro.

Per questo la Fondazione San Giuseppe per l’Aiuto materno e infantile, presente sul territorio di Rimini da 110 anni, ha deciso di mettere a disposizione degli spazi per ospitare gratuitamente i ragazzi (8 fra maschi e femmine), che non sono ancora in grado di vivere autonomamente e sprovvisti sia di una famiglia di origine, sia di una indipendenza economica. Questi ragazzi infatti, o sono ancora all’interno del percorso scolastico, oppure hanno appena completato gli studi e sono quindi alla ricerca di una prima occupazione.

Descrizione dei progetti di vita da realizzare

Elena, 21 anni, ha vissuto per oltre dieci anni nella Comunità Educativa Casa Borgatti. Ha studiato all’Istituto Professionale per il Commercio di Rimini e al compimento dei 18 anni (quando tutti i ragazzi in Comunità perdono la tutela e non hanno più diritto ad assistenza, vitto e alloggio), è stata accolta nell’appartamento post-18 per ragazze gestito dalla nostra Fondazione.

Elena desidera avere delle attrezzature di cucina nuove e funzionali, così da poter sperimentare sempre nuovi piatti per poter variare il suo menù giornaliero. In particolare Elena ama fare dolci, per tutte le occasioni. Ogni volta che uno dei “fratelli” di Casa Borgatti compie gli anni corre da lei per chiederle una torta e si mette subito all’opera per creare un dolce personalizzato secondo i gusti del festeggiato.

                 

La ragazza desidera poter insegnare ad altri giovani neomaggiorenni come lei a cucinare qualsiasi tipo di piatto: dai più semplici a quelli più elaborati. Vorrebbe organizzare delle vere e proprie lezioni di cucina e per questo ha bisogno di una planetaria Kitchenaid e degli utensili come: tortiere, fruste e cestini.

L’intento dei corsi di cucina è quello di aiutare i ragazzi che sono prossimi all’uscita dalle Comunità a essere autonomi nella preparazione dei piatti, e non trovarsi impreparati una volta che si troveranno da soli e dovranno provvedere al proprio sostentamento.

                                       

E poi c’è Modou, 18 anni. Vive a Casa Valturio insieme ad altri 4 suoi coetanei.

Modou viene dal Senegal, ha lasciato il suo paese perché la sua famiglia non poteva più permettersi di pagargli gli studi. Qui a Rimini è al terzo anno del corso per Operatore impianti elettrici.

Il suo desiderio più grande è imparare bene un mestiere e guadagnare abbastanza per poter rendersi autonomo in tutti gli ambiti, andando anche a vivere da solo.
Per trovare un lavoro sa che uno dei requisiti spesso necessari è quello di essere automuniti. Per questo vorrebbe prendere la patente, ma al momento non riesce a permettersi una spesa del genere.

                                

Modou ed Elena, come tanti altri, sono ragazzi che hanno alle spalle situazioni forti e non possono tornare indietro. A 18 anni escono dal sistema di accoglienza, con il rischio di essere di nuovo sradicati e perdere gli affetti e le abitudini faticosamente creati: gli amici, la scuola, gli educatori.

Abbandonarli significa perderli, far finta di niente è assurdo.

Bisogna dar loro strumenti chiari e opportunità concrete. Aiutaci a non lasciarli soli e realizzare i loro sogni!

C’è necessità di gruppi di supporto, figure professionali e sviluppare un legame tra i ragazzi e una famiglia o la comunità stessa, in modo che abbiano qualcuno a cui rivolgersi e si integrino nel tessuto sociale.

Sostenere oggi i ragazzi abbandonati, adottati, in affidamento è un investimento per il futuro. È una modalità di cittadinanza attiva e un modo per dare aiuto a questi figli. Abbiamo avuto tutti 18 anni e sappiamo che cosa vuol dire imboccare la strada sbagliata.

Puoi fare qualcosa già da adesso per aiutare una persona a diventare un cittadino consapevole e costruire un percorso nel nostro Paese.

Dona ora ed entra a far parte della nostra squadra di sostegno ai care leavers!

                                 

Grazie sin da ora da Modou, Elena e tutti gli altri.

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